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Troppi casi di chetoacidosi

Troppi casi di chetoacidosi

Cabras (FDG) : creare cultura del diabete

Aveva solo 5 anni la piccola Carla Borlenghi deceduta a Parma per una chetoacidosi diabetica che le ha provocato un edema cerebrale. La chetoacidosi è un’emergenza molto diffusa nei casi di diabete giovanile. Una recente ricerca condotta dala SIEDP (Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica), ha segnalato che dei 14.493 bambini seguiti dai Centri di Diabetologia Pediatrica, 2.453 hanno presentato esordio di malattia nel biennio 2012-2013. Tra questi bambini ed adolescenti, circa il 38,5% è stato ricoverato in chetoacidosi diabetica, di cui il 10.3% aveva una forma grave. La frequenza di chetoacidosi diabetica sale al 72% se si prendono in considerazione i bimbi di età prescolare, nei quali la forma grave interessa il 16,6% . In generale la chetoacidosi diabetica è gravata da un tasso di mortalità dello 0,15-0.30% ma, quando compare l'edema cerebrale, conseguenza diretta di questa grave emergenza, il rischio di mortalità può aumentare significativamente.

L’importante è effettuare una diagnosi precoce ma troppe volte, denunciano le associazioni pazienti, le strutture sono impreparate a fronteggiare un’emergenza clinica di questo tipo .

“Amarezza e sconforto sono le uniche parole che mi vengono in mente in questo momento – è il commento di Antonio Cabras, Presidente della Federazione Nazionale Diabete Giovanile – Malgrado gli appelli e le campagne di sensibilizzazione che abbiamo condotto sui media nazionali in collaborazione con la SIEDP, in Italia si continuano a trascurare i primi sintomi del diabete: eccesso di sete e pipì.

La mia idea è che non ci sia ancora resi conto che ci troviamo difronte a un nemico invisibile, ma molto pericoloso, che richiede l’impiego di risorse non solo economiche, ma culturali. La cultura del diabete è un punto fondamentale nella lotta a questa malattia subdola ma con conseguenze devastanti che spesso, come nel caso della piccola Carla, possono avere conseguenze letali.

Oggi abbiamo un nuovo Governo e sarà mia cura intervenire presso il Ministro per sensibilizzarlo su questa nuova impostazione: creare cultura del diabete nelle scuole, nei centri pediatrici, nelle famiglie. Sarà un lavoro lungo, ma è necessario iniziare a muoversi in questa direzione”“

Il diabete di tipo 1 si manifesta prevalentemente nell'infanzia e adolescenza. In Italia questa patologia ha un tasso di incidenza variabile: da 6/7 casi a 40 casi per 1 00.000 bambini con età 0-14 anni, a seconda delle regioni. Nel nostro Paese si calcola che le persone con diabete di tipo 1 siano circa 200.000, molte delle quali hanno avuto esordio in età pediatrica. Il 10%, circa 20.000, ha età inferiore a 18 anni.

Antonio Cabras cell. 3452390592

 

 

 
Proposta azione tutoraggio per pazienti diabetici

Il diabete è una vera e propria epidemia in costante crescita in tutto il mondo ed è senza dubbio uno dei più importanti problemi di sanità pubblica a livello mondiale. Anche in Italia i numeri delineano quella che a buon conto può essere definita una patologia "sociale": ne soffre piu’ del il 5,4% degli italiani, ossia oltre 3,27 milioni di persone, a cui va aggiunto circa 1 milione di persone che non sanno di avere la patologia.

In Sardegna la prevalenza del diabete è di circa il 6%, per un totale di oltre 110.000 persone, di cui almeno 1000-1200 con diabete tipo 1 insulino dipendente.

In Italia ogni minuto viene effettuata una nuova diagnosi di diabete, ogni 3 minuti e mezzo un soggetto con diabete ha un attacco cardiaco.

 All'aumentare della prevalenza aumentano anche i costi economici oltre che sociali: in media ogni malato spende 2.600 euro l'anno per la sua salute, di cui solo il 4,2% deriva dalla spesa per i farmaci per il diabete, mentre il 50,2% è legato ai costi dei ricoveri ospedalieri dovuti a complicanze cardiovascolari, renali, oculari e neuropatiche.

Alcuni lavori scientifici hanno calcolato che il costo per i pazienti che presentano complicanze sia addirittura quadruplo rispetto ai pazienti non complicati ( Economicaspects in the management of diabetes in Italy. Marcellusi A, Viti R, Sciattella P, Aimaretti G, De Cosmo S, Provenzano V, Tonolo G, Mennini FS.BMJ Open Diabetes Res Care. 2016 Oct 10;4(1)).

Per ridurre il rischio di gravi complicazioni, le ricadute sulla qualità della vita e l'elevato assorbimento di risorse, è fondamentale fare prevenzione, oltre che assicurare un autocontrollo puntuale e un adeguato trattamento.

Al momento vi è carenza per il supporto sociale ed educativo dei pazienti diabetici tipo 1 e 2 che presentano tra l’altro, due problematiche diverse.

Si propone di costituire nell’ambito della ADMS un gruppo di volontariato che si prenda cura di questi aspetti. In particolare:

a)      Diabetici tipo 1 all’esordio:

 Famiglie di pazienti con diabete tipo 1 in regime di volontariato supporteranno le famiglie in cui ci sia stato un recente caso di insorgenza di diabete tipo 1 infantile

b)      Diabetici tipo 1 dopo l’esordio ma in non completa autosufficienza

 Pazienti diabetici tipo 1 con esperienza di gestione del diabete aiuteranno i pazienti in difficoltà  nella gestione quotidiana del diabete incluso lo sviluppo del counting dei carboidrati, le iniezioni di insulina, sedi di rotazione

c)      Diabetici tipo 2 in terapia orale con difficolta’ di accesso alle strutture ospedaliere

Pazienti diabetici tipo 2 con esperienza nella gestione della modifica dello stile di vita

OPERATIVAMENTE

1)      Identificazioni delle persone diabetiche disposte a fare azione di tutoraggio sia per i punti a),b) e c)

2)      Corsi differenziati per i diversi punti da parte di personale sanitario in volontariato (medici, infermieri, dietisti/nutrizionisti, laureati in scienze motorie, podologi), i corsi si prevedono che prendano due ore a serata per un periodo di 10 serate a tema con superamento di esame finale a quiz per valutare l’apprendimento

3)      Corso in tre  serate da due ore ciascuno con uno psicologo per la “comunicazione sanitaria”, anche in questo caso esame finale per la valutazione dell’apprendimento

I corsi saranno rivolti a 6-10 persone alla volta e prevedono una certificazione finale. 

Prima di iniziare si cercherà supporto da chi ha gia’ fatto questo percorso (ass ADIUVARE per esempio)

Nel contesto della comunità, l’infermiere formato può promuovere la salute facilitandone la partecipazione attiva addestrando/formando “leader informali”, affinché si realizzi una formazione tra pari (health coach). Particolarmente interessante nel contesto Europeo l’esperienza del modello HOPE (European Hospital and Healthcare Federation) promossa nel 2009 in Danimarca (HOPE (European Hospital and Healthcare Federation) (2009). Health Professionals in Europe: New roles, New Skills. Sintesi dei principali risultati della conferenza finale a Lisbona dell’HOPE Exchange Programme 2009. Scaricabile al seguente indirizzo:

http://www.hope.be/wp-content/uploads/2015/10/HOPE-exchange_2009-synthesis1.pdf

Si tratta di un articolato modello di nuovi ruoli e competenze assistenziali per i diversi professionisti della salute nell’ottica della multi-professionalità e del TS che prevede, inoltre, l’inclusione dei pazienti stessi tra gli attori del team multidisciplinare, con esplicitazione e regolamentazione dei compiti di cui il paziente stesso deve farsi carico all’interno del team.

COUNSELING BREVE INFORMATIVO DA PARTE DI UN OPERATORE SANITARIO

Per quanto riguarda le modalità di trasmissione del messaggio, la formazione deve essere mirata a sviluppare gli aspetti correlati alla comunicazione. Tra le varie possibilità, molto utile può risultare una formazione specifica al counseling breve informativo, strumento utile, come già detto, a sviluppare l’empowerment delle persone e a supportarne il coinvolgimento nel percorso sanitario (engagement). La formazione al counseling si fonda sull’apprendimento attraverso l’esperienza. L’approccio didattico è orientato ad una stretta connessione tra gli aspetti pratico-esperienziali e l’approfondimento teorico e favorisce il “saper essere” e il “saper fare”. Molto spazio viene lasciato all’esercizio dell’arte dell’ascolto, dell’osservazione e del colloquio, anche attraverso il lavoro di gruppo e i role-playing.

 
Disparità regionali nelle cure del diabete

La Sardegna è un'isola? Ecco l'ulteriore dimostrazione che lo è dal punto di vista dell'assistenza sanitaria contro le persone con diabete. Il Presidente Nazionale della SID (Società Italiana di Diabetologia) denuncia la pesante discriminazione nell'accesso ai moderni farmaci e agli strumenti di ultima generazione dei pazienti sardi rispetto ai più fortunati del resto d'Italia.
VERGOGNA ! ! !

 

 

Fonte: ansa (link all’articolo sul sito dell’ansa)

Diabetologi, le terapie innovative sono negate a troppi malati

Sesti, disparità regionali inaccettabili. Appello al nuovo governo

(dell'inviata Manuela Correra)  Terapie e farmaci innovativi 'off limits' per moltissimi malati di diabete in Italia, con una disparità di trattamento tra le Regioni "diventata inaccettabile". La denuncia arriva dal presidente della Società italiana di diabetologia (Sid), Giorgio Sesti, in apertura del 27/mo Congresso nazionale della Società scientifica: "E' molto grave - afferma - che si continui a registrare una grande diversità tra le Regioni per quanto riguarda l'accesso ai farmaci, con una situazione a macchia di leopardo che non vede tuttavia il Sud come l'area necessariamente più penalizzata".
    Infatti, spiega Sesti, "nonostante le linee di indirizzo dell'Agenzia italiana del farmaco, varie Regioni hanno deciso norme restrittive per la prescrizione dei farmaci innovativi più costosi: è il caso, ad esempio, di Emilia Romagna, Piemonte e Sardegna, dove si è stabilito una sorta di tetto in base al quale ben oltre il 50% dei pazienti deve essere trattato con i farmaci 'tradizionali' partendo dall'assunto di uno sfavorevole rapporto costi-benefici rispetto all'uso delle terapie innovative". Una posizione rigettata però dalla Sid: "Vari studi - afferma Sesti - dimostrano che le terapie innovative abbattono la mortalità e prevengono un'alta percentuale di eventi cardiovascolari, soprattutto in quel 23% di pazienti con diabete di tipo 2 che già hanno avuto complicanze cardiache". E non è vero, sostiene, che alla fine il sistema spenda di più: "Il costo annuale di un paziente diabetico ospedalizzato per complicanze è infatti di circa 7.500 euro, mentre un ciclo annuale di un farmaco innovativo costa intorno ai 900 euro.
    Dunque, il 75% della spesa per il diabete è dato da ricoveri e complicanze e solo il 25% da farmaci e visite. Ma i farmaci innovativi possono prevenire un'alta percentuale di complicanze e quindi, sul lungo termine, il sistema sanitaria risparmia".
    Analoga situazione, sottolinea Sesti, anche per i dispositivi medici per il monitoraggio continuo della glicemia, molto meno invasivi rispetto ai metodi tradizionali: "In alcune Regioni, come Puglia e Sardegna, non ne è riconosciuta la rimborsabilità ai diabetici di tipo 2, che fanno ben 4 dosi di insulina al giorno e sono quindi costretti a 'bucarsi' ripetutamente i polpastrelli per monitorare la glicemia". Ma le differenze sono "spalmate sul territorio e non registrano una netta contrapposizione nord-sud: così, "Regioni 'virtuose' - chiarisce - sono ad esempio Campania, Lazio, Toscana, ma anche la Calabria sul fronte delle prescrizioni dei farmaci innovativi". A partire da questa situazione, il presidente dei diabetologi lancia dunque un appello al futuro ministro della Salute: "Il diabete, un'epidemia in costante crescita con circa 4 milioni di italiani già colpiti, va considerato come una priorità di salute pubblica, alla stregua dei tumori, e ciò richiede un maggiore investimento in Ricerca e terapie". Ma altra misura urgente, aggiunge Sesti, è anche "ampliare gli screening per il controllo della glicemia sulla popolazione a rischio, a partire dai soggetti obesi o con familiarità per la patologia, considerando che si stima che sono circa 1 milione i casi di diabete in Italia ancora non diagnosticati". Si tratta di un semplice esame del sangue "dal costo di un caffè, ma che - conclude - servirebbe ad evitare costi altissimi e, soprattutto, a salvare molte vite evitando complicanze gravi".
 
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