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In ginocchio da te

in allegato la lettera inviataci dalle associazioni AMD-SID download 

qua di seguito la nostra risposta:

07 Luglio 2008 

OGGETTO: In ginocchio da te

Nel mio percorso universitario di studi, bruscamente interrotto 60 anni fa alla terza elementare, la mia maestra, vera professoressa di vita, un giorno ci raccontò una parishtoria (parabola) di un ricercatore convinto di svuotare il mare con una conchiglia.

La maestra ci spiegò poi che la storia era una metafora di vita e voleva significare come le persone hanno sempre bisogno di sperimentare, fare ricerche. La conchiglia era entusiasta di essere stata utilizzata come contenitore d’acqua, ma si rendeva conto di non essere sufficiente allo scopo che si era dato il ricercatore.

Usciamo dalla metafora, il mare è rappresentato dal mondo infinito dei diabetici di tipo 1, tipo 2 e tipo 3; il ricercatore sono i rappresentanti delle associazioni scientifiche come SID e AMD; la conchiglia è l’associazione ADMS.

La conchiglia tenta disperatamente di far capire al ricercatore che non  riuscirà mai a svuotare il mare; così anche l’ADMS tenta in tutti i modi possibili, di far capire a SID e AMD  che, il sistema di cura per i diabetici è completamente sbagliato e che da soli è impossibile risolverlo. L’ADMS è sconfortata dalle difficoltà e sofferenze dei diabetici e delle loro famiglie, talvolta aggravate da alcune morti, a nostro parere, quasi tutte evitabili.

Per esempio, la marea dei diabetici che a scadenze ben precise arriva per i controlli nelle diabetologie il primo atto è FARE LA GLICEMIA ed eventualmente l’insulina, naturalmente questo viene fatto dal medico o dall’infermiera.

Considerando che i diabetici la misurazione delle glicemie e la relativa insulina la fanno da soli a casa, nella diabetologia sia il medico che le infermiere potrebbero verificare la correttezza nella procedura di misurazione della glicemia del metodo e del punto di iniezione.

Questo per esempio sarebbe un ottimo sistema, di controllo, di formazione e di informazione pratica.

Il medico potrebbe controllare i piedi, il cuore, i reni, gli occhi ma, soprattutto verificare se le azioni del diabetico o del familiare sono correte.

Troppi genitori devono imporre ai loro figli quello che poi, i medici e le infermiere ri-fanno, si ri-fanno carico di misurare glicemie, di calcolare l’insulina da iniettare lasciando nel limbo dell’ignoranza quel mare di diabetici per i quali queste informazioni sarebbero state un aiuto pratico e concreto per la vita giornaliera.

Serve al diabetico soprattutto ottenere insegnamenti su: come aggiustare le insuline rispetto alle glicemie, rispetto alle attività e ai momenti diversi della propria vita.

Cosa dire delle troppo, spesso ridicole, di sicuro inutili, diete scritte senza dare una reale educazione alimentare al nucleo familiare di quel contesto culturale ed economico.

Cosa sono le linee guida? chi le scrive? con  chi sono condivise? Sempre decantate, ottime in teoria mai applicate nella pratica ambulatoriale, sempre unilaterali e mai coinvolti i diabetici e/o le associazioni. Il tempo di ubbidire e di imporre le sperimentazioni scientifiche, è finito.

Se il medico pensa di affrontare il mare con una conchiglia inesorabilmente affogherà, è la nuda e cruda realtà di quello che sta succedendo, ancora una volta è lo specchio e la verità di quello che attualmente vivono molti diabetici.

Vorrei sottolineare che le scuse della conchiglia ADMS non risolvono il problema.

Ho scelto di fare il volontario per un mare di diabetici, ovunque risiedano, rappresentando per ognuno di loro la difficoltà del momento. E’ un mio dovere, anche morale, reagire per chi non può. Invocate “condizioni di stima e rispetto reciproco, che vengono a mancare quando le critiche o le lamentele, sempre legittime, sull’operato dei medici vengono espresse con argomentazioni pregiudiziali e che hanno oltrepassato più di una volta il limite della calunnia”, vi siete dimenticati che cosa l’ADMS ha scritto in una recente lettera dove prendeva in esame anche “colpe” organizzative? Sono queste che riscrivo stralciandole dal comunicato:

DIABETE:  LA  DIFFICOLTÀ  DI  VIVERE

PATENTE DI CURA, UNA QUESTIONE… EMERGENTE

 …Solo 3 cose possono essere accadute:

1 chi doveva curare si è dimenticato come si cura il diabete;

2 chi doveva organizzare la struttura per far operare al meglio il medico e gli operatori sanitari non ha organizzato;

3 chi ha ricevuto richieste di spesa per organizzare le strutture e i professionisti non ha messo a disposizione risorse.    …

Mi dispiace, se la cecità non vi fa vedere neppure i giubbotti di salvataggio che vi vengono lanciati, se sono stato interpretato in questo modo, è un vostro problema. L’università di vita mi obbliga alla chiarezza quando quello che devo dire è spiacevole e luttuoso per noi. Mai ci sarà un “in ginocchio da te” se le condizioni di dialettica, anche aspre, non sono alla pari. Naturalmente non siamo disposti a diventare AMDS come erroneamente ci chiamate nel vostro comunicato. E’ una distrazione (a volte la distrazione può essere fatale!) oppure è un lapsus e avete veramente intenzione di assimilarci e non solo di ascoltarci?

Se la dialettica cambierà da parte nostra, dei pazienti, c' è molto di più che la sola voglia di discutere.

Un cordiale saluto

Michele Calvisi

 

 
diabete e ambiente

Sassari 28 Giugno 2008 

OGGETTO: DIABETE E AMBIENTE.

 

Scelta sanitaria inquinante e dispendiosa, senza senso logico, pratico e scientifico.

Un aspetto spesso trascurato è l’impatto del diabete sull’ambiente. Purtroppo questa malattia, oltre a costi sociali, sanitari e personali, impone anche costi per il territorio.

Le persone con diagnosi di diabete per utilizzare insulina, la loro salvavita,  sono stati trasformati in grossi produttori di spazzatura, per lo più famosi e costosi rifiuti speciali.

In Italia le persone con diagnosi di diabete sono  circa  4.000.000, di cui, si stima,  circa 2.000.000 utilizzano la terapia insulinica.

La confezione della nostra cara salvavita è composta da 5 cartucce di insulina da 3 ml ciascuna  (15 ml. totali)  pesa 60 grammi mentre le nuove penne usa e getta,  sempre da 3 ml ciascuna, che le case farmaceutiche stanno imponendo al mercato, hanno peso ed ingombro molto superione; arrivano a pesare addirittura 183 grammi!

La differenza di 123 grammi è semplicemente “mondezza speciale”.

Due milioni di persone che triplicano la produzione dei rifiuti per consumare la stessa quantità di farmaco; si ipotizzano circa 3 milioni di kg di rifiuti speciali.

Forse impongono una riflessione.

Un altro aspetto poco chiaro sono i costi delle cartucce e delle penne usa e getta. Stessa quantità di farmaco stesso prezzo. Le case farmaceutiche “regalano” la costosa penna. Si solleva qualche perplessità, ma anche una certezza: se l’insulina contenuta nelle cartucce, costa quanto quella contenuta nelle penne usa e getta, la prima la stiamo comprando sicuramente ad un costo spropositato.

Al costo dell’insulina contenuta nelle penne vanno aggiunti i costi di smaltimento. Sperando che qualcuno si  preoccupi di smaltirla come rifiuto speciale e non finisca in qualche discarica fuorilegge. Ci piacerebbe, e sarebbe logico e corretto che i costi fossero a carico delle nostre “generose” case farmaceutiche.

I responsabili della sanità: nazionale, regionale, e delle ASL si facciano carico di chiedere ai diabetologi di limitare la prescrizione delle penne usa e getta solo ai pochissimi casi di necessità.

Onorevole Sacconi, non vogliamo pagare ticket sanitari per scelte sbagliate, Le chiedo di far  pagare chi sbaglia.

Cordiali saluti

Il Presidente ADMS ONLUS

Michele Calvisi 

 

 
Diabete: la difficoltà di vivere

DIABETE:  LA  DIFFICOLTÀ  DI  VIVERE

PATENTE DI CURA, UNA QUESTIONE… EMERGENTE

Nel terzo millennio si può chiamare emergenza? Cinque morti per crisi glicemiche sono i diabetici che hanno perso la vita dalla fine del 2006 ai primi mesi del 2008 Sono solo quelli riportati dalle cronache. Presumiamo che il numero dei decessi sia drammaticamente più alto. Tre di questi decessi si sono verificati in Sardegna, il quarto nella migliore diabetologia pediatrica italiana, l’altra era una donna incinta. Un risultato disastroso perché queste morti sono state opera di un solo killer: l’ignoranza. Tutte erano evitabili, i numeri raccontano l’incapacità del sistema sanità attuale, costosissimo e intollerabile nei risultati in una nazione moderna. Più del 10% del PIL copre l’intera spesa del SSN del nostro paese. Si stima che il 5% della popolazione, 3.000.000 di persone, sia ammalata di diabete e che questo comporti una spesa pari almeno al 20% di quella complessiva del nostro SSN. Curare bene il diabete significa avere risorse economiche per le altre patologie. Significa anche direttamente far vivere meglio quel 5% di famiglie, circa 10.000.000 di persone  che potranno godere degli effetti della prevenzione del diabete e le sue complicanze. Significa anche offrire ad altri 50.000.000 di italiani la possibilità di un risparmio di spesa, che adesso serve ad acquistare pezze, toppe,  destinabile ad altro.

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