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Diabetici sardi, non ci resta che piangere

 

Ricordate l’esilarante scena del famoso film con Benigni e Troisi “Non ci resta che piangere”, nel quale ai due protagonisti, improvvisamente catapultati in un tardo Medioevo, nel varcare uno degli innumerevoli confini feudali dell’epoca, veniva chiesto di pagare il pedaggio di un fiorino?

 

Orbene, siamo lieti di comunicarvi che, come profeticamente enunciato da Gianbattista Vico, la Storia ha creato il suo bel ricorso storico anche per l’antica terra di Sardegna, colpevole della propria millenaria insularità, discriminando così di fatto i diabetici sardi da un omogeneo accesso alle cure rispetto alla penisola.

Cercherò di circostanziare questa mia affermazione alla luce dei recenti fatti.

Con l’investitura a reggente della Asl unica sarda da parte di Sua Maestà Pigliaru dello strapagato "Principe Ombra" Moirano (alcuni maligni lo definiscono “Cesoia”, per la naturale propensione al taglio compulsivo dei costi sanitari), negando la distribuzione dei presidi meno invasivi, dei moderni microinfusori nonché dei sensori di nuova generazione (mediante una gara aggiudicata nell'Ottobre 2017, alla quale però continuano a mancare i fondi già stanziati, lasciando pertanto "a secco" i pazienti), e infine limitando persino l’accesso alle più moderne terapie insuliniche (delibera di Gennaio 2018).

In particolare riguardo alle nuove insuline, la “Regione più che Autonoma della Sardegna” esige che siano sottoposte ad un’ulteriore validazione (non ritenendo sufficientemente autorevole quella Europea di Ema e Nazionale di Aifa), passando per le forche caudine di un Supremo Organo locale composto da tredici “superesperti”, pomposamente denominato “Commissione per il Prontuario Terapeutico Regionale”.

Eppure, incredibilmente, tra questi Apostoli della scienza medica, manca proprio il profeta in grado di poter esprimere un giudizio competente in materia, ossia il diabetologo/endocrinologo, abbondando piuttosto in specialisti di ureteri, sfinteri ed apparati muscolo scheletrici, ma ahimè privi della benché minima cognizione degli effetti drammatici che una semplice ipoglicemia rappresenti per una persona con diabete e per la propria famiglia.

Tale Commissione partorisce inoltre bizzarre motivazioni a tali limitazioni prescrittive, che nulla hanno a che vedere con l’EBM (Medicina basata sulle evidenze), ma fondate unicamente su un criterio di immediato risparmio di pochi spiccioli, ad esclusivo vantaggio di zelanti funzionari fulminei nell’incassare il relativo premio per l’obiettivo raggiunto.

Eppure il sistema (ciò tutti noi), ben sa che domani ne spenderà dieci volte tanto di quegli oboli fittiziamente risparmiati, per amputazioni di arti, per dialisi, per cecità o riabilitazioni da ictus, in linea con l’antico adagio del “Chi meno spende, più spende”.

Il risultato ultimo di questo Medioevo sanitario nel quale i diabetici sardi sono tristemente piombati, è l’umiliante discriminazione rispetto ai pari condizione Veneti o Lombardi, in barba al pur sacrosanto principio della continuità terapeutica e dell’universalità dell’accesso alle cure sancita dalla vituperata Costituzione.

Di questa discriminazione l’Assessorato alla Regione Sardegna, retto da sua Maestà Arru Primo, dovrà risponderne agli oltre quattrocentomila sardi, tra persone con diabete ed i loro parenti, che pagano la maggiore esposizione ai rischi delle appena citate complicanze della patologia.

Appare perciò imbarazzante il suo tardivo tentativo di riesumare in fretta e furia dal lungo letargo la “Consulta Diabetologica”, un Organo composto da diabetologi e da svariate altre figure competenti, dopo averne a lungo calpestato le prerogative con i tagli lineari all’assistenza diabetologica precedentemente citati, e pianificati dal gran potatore Moirano.

Alla luce di quanto descritto, ai vituperati diabetici di Sardegna “Non resta che piangere”, in attesa di corrispondere il fiorino all’astuto politico come pedaggio per il proprio diabete, restituendogli in cambio la più solenne delle “trombature” elettorali.

 

Michele Calvisi

Presidente ADMS Onlus

 
All'Emiro del Qatar - seconda istanza
 
In riscontro all'assessore Arru

Gentile Assessore Arru,

innanzitutto la ringrazio per la sua risposta alle nostre rimostranze che cerca di sopperire, al momento solo a parole, al disagio quotidiano e ahimè crescente dell'esercito di persone con diabete della Sardegna, che affollano purtroppo la nostra Associazione.

Questa risposta contiene fin troppe inesattezze per poter credere che sia stato proprio Lei il latore della stessa, visto e considerato che è anche medico.

Sono perciò assolutamente certo che si sia trattato di un ordine di scuderia impartito ad un suo collaboratore certamente a digiuno della materia diabetologica.

Vede, caro Assessore, quanti come me convivono con questa condizione ben conoscono i rischi subdoli del diabete e quale enorme importanza abbia la prevenzione delle complicanze.

Andando più nello specifico, aldilà dei sistemi di monitoraggio o dei microinfusori a cui lei fa cenno e delle "sue" rassicuranti parole che contraddicono la realtà dei fatti, certamente ricorderà, caro Assessore, di avere firmato proprio lei il 28 Dicembre 2017 il decreto n°38 di aggiornamento parziale del Prontuario Terapeutico Regionale.

Nel decreto in questione si va a limitare, a noi persone con diabete, la disponibilità in prima battuta delle migliori e più innovative insuline presenti sul mercato ad oggi, come insulina Tresiba e insulina Glargine 300, in grado di ridurre drasticamente gli episodi di ipoglicemie notturne e soprattutto diurne.

Lo sa che si tratta dell'unico caso in Italia?

Non sono certo io a dover fare i conti di quanto costi un accesso ospedaliero in caso di complicanze acute e croniche (solo il costo di ricoveri in Italia pel le ipoglicemie ammonta a 50 milioni di euro).

Ovviamente sarà a conoscenza che solo l'8% del budget sanitario nazionale è investito nel diabete e che di questa già esigua percentuale solo il 7% sia dedicato all'acquisto dei farmaci (insuline e altri ipoglicemizzanti).

Oltre il 50% del budget destinato al diabete viene speso per i ricoveri dovuti alle pesanti conseguenze del diabete (amputazioni, cecità, dialisi, ictus e infarto)*

E' per caso consapevole perciò che limitare l'accesso alle migliori terapie rappresenti una pesante discriminazione nei confronti dei nostri pari condizione del resto d'Italia e d'Europa? Sarebbe ancora peggio se ciò avvenisse per motivi di risparmio momentaneo, perché ciò sarebbe ancora più umiliante e soprattutto antieconomica in una logica di medio periodo (risparmio un euro oggi per spenderne cento domani). Ma queste solo banali considerazioni di farmaco economia, che i suoi collaboratori immaginiamo avranno già elaborato, considerando che il "suo" portafogli è sempre quello nostro, ovvero dei cittadini.

Ci auguriamo che non abbia scordato che proprio la Regione Sardegna è stata la prima in Italia a recepire nel 2009 il "Manifesto dei Diritti e dei Doveri della Persona con Diabete", documento che invitiamo a rispolverare dal cassetto e magari a rileggere.

Dopo queste considerazioni è ancora convinto che la scelta di limitare l'uso delle migliori insuline basali sia la più appropriata e quella più rispondente al nostro diritto di salute, in linea con l'altro diritto riconosciuto in Costituzione di un accesso non discriminante su base regionale alle cure?

A questo punto le farebbe onore poter cogliere una mia proposta concreta, in linea con la praticità tipica dell'Associazionismo: venga a rispondere direttamente alle persone con diabete in un incontro pubblico da tenersi qui da noi, a Sassari, il prima possibile.

Si tratterebbe di un'occasione unica per riprendersi la credibilità che in questo momento è, tra le persone con diabete, ai minimi storici.

In quell'occasione potrebbe spiegare la sua magnifica visione, in maniera tale da far ricredere le decine e decine di delusi che ogni giorno mi tempestano di telefonate denunciando i numerosi disservizi che lei, viceversa, ritiene inesistenti.

 

Sicuri di un suo celere riscontro, la saluto cordialmente anche a nome degli oltre centomila diabetici di Sardegna e dei loro familiari.

 

Michele Calvisi

 
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