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La supercazzola PDF Stampa E-mail

Chi non ricorda la famosa scena della “Supercazzola”, tratta dal noto film “Amici miei”, nel quale un goliardico gruppo di amici si prende gioco degli incolpevoli passanti articolando delle frasi prive di alcun senso logico?

Vogliamo, a tal proposito, regalarvi la motivazione ufficiale con la quale la simpatica Commissione del Prontuario Regionale della Sardegna, composto da ben ventitré membri tra medici e farmacisti (tra i quali però non figura, opportunamente, alcun diabetologo), boccia la rimborsabilità nella Regione Sardegna di un atteso farmaco per la cura del diabete, viceversa presente nel resto del Paese, pomposamente affermando che “…l’associazione fissa, soprattutto in ambito ospedaliero, non permette, nella maggior parte dei casi, di sostituire i due principi attivi già assunti separatamente”.

Ed a questo punto chiediamo all’arguto lettore se abbia compreso il senso logico di una tale enigmatica motivazione, specificando che il senso scientifico è sfuggito persino ai diabetologi che ci hanno segnalato l’ennesima beffa sanitaria, permettendoci così di suggerire alla burlona Commissione di aggiungere a tale supercazzola, un altrettanto giocoso“prematurato scappellamento a destra”, che tanto sarebbe stato gradito al grande Ugo Tognazzi.

Ma al danno si aggiunge anche la beffa,considerando che tale Commissione rappresenti un costo, costituito dal tempo utilizzato da ben ventitré dirigenti pagati dalla Sanità Pubblica per riunirsi nel suddetto conclave, e per tal motivo sarebbe perciò doveroso un operato ben più serio e soprattutto responsabile verso i contribuenti che corrispondono loro i ben lauti stipendi.

Cosicché all’ennesima burla della Sanità Sarda c’è davvero ben poco da sorridere, soprattutto quando a pagare il conto finale della goliardata sono le incolpevoli persone con diabete, le quali a causa della negazione alle cure migliori sono esposte al rischio delle pericolose complicanze di una malattia che, ricordiamolo ancora una volta ai simpatici censori regionali, uccide poco meno delle malattie cardiovascolari e dei tumori, rappresentando inoltre una rilevante problematica sociale legata ad amputazioni, cecità e dialisi.

Auguriamo pertanto ai diabetici sardi, parafrasando Samuel Beckett, ovvero l’indiscusso maestro del teatro dell’assurdo, di non finire annichiliti in una malinconica quanto inutile attesa delle cure a furia di aspettare il misterioso Signor Godot, ma che possano finalmente trovare risposte alla loro legittima richiesta di un’assistenza mai più discriminante rispetto ai diabetici del resto d’Italia. Amen.

 

 
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