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Ma i nostri amati politici lo sanno che cos'č il diabete? PDF Stampa E-mail

I recenti fatti che hanno visto protagonisti i nostri beneamati politici e funzionari che si occupano di assistenza diabetologica, ovvero interrogazioni regionali, mozioni e notizie sui media locali, sono stati utili a riportare finalmente l'attenzione su una razza in via d'estinzione in Sardegna: la persona con diabete.

 

Abbiamo allora pensato di sottoporre a tali decisori delle nostre vite di diabetici, una semplice domanda, per valutarne la loro preparazione in materia: si può morire di diabete? La risposta è NO.

 

Ma è paradossalmente proprio questa evidenza, ossia che non si muoia di diabete ma bensì a causa delle sue complicanze (come l'ictus, l’infarto, le nefropatia, la retinopatia ed il piede diabetico), ad offrire ai preposti decisori un alibi diabolico, vale a dire "caro diabetico, ti curo con gli strumenti ed i farmaci più obsoleti, sperando che tu non te ne accorga. Amen".

 

La persona con diabete viene da loro considerata come un semplice costo, per la gioia dei voraci funzionari che hanno come unico obiettivo l'abbattimento ti tali costi, e con essi anche l'annullamento fisico e psicologico del povero diabetico.

 

Avere a disposizione i migliori strumenti tecnologici per la gestione del diabete (come i microinfusori ed i sensori), così come gli antidiabetici di nuova generazione, rappresenterebbe piuttosto la migliore garanzia di risparmio per il sistema sanitario in una logica di medio periodo, poiché è ampliamente dimostrato come un sistema di assistenza mediante strumenti più moderni conduca a minori ospedalizzazioni, così come ad una migliore qualità ed aspettativa di vita.

 

A questo punto ci è doveroso rivolgere ai sapienti politici un'ulteriore domanda: sapete qual è la maggiore paura che vive una persona con diabete?

Ogni diabetico sa che è la paura dell’ipoglicemia.

Questa è la condizione che più si avvicina a quella della morte.

Nella peggiore situazione si perdono i sensi ed è necessario un aiuto esterno per riprendersi, rischiando perciò di fatto la propria vita.

 

Per  minimizzare tali ipoglicemie oggi esistono nuove terapie e strumenti tecnologicamente avanzati in grado di avvisare quando la glicemia scende troppo, cosicché grazie a questi piccoli strumenti la qualità di vita delle persone con diabete migliora decisamente.

 

Purtroppo però la nuova fantapolitica della nostra Regione si è impadronita dei destini di noi persone con diabete, decidendo di favorire solo uno sparuto gruppetto di fortunati a ricevere gli agognati microinfusori, spesso dopo un’attesa logorante di qualche anno. E questo avviene per la cecità (quella non certamente causata dal diabete), dei nostri cari amministratori che, al soldo dei politici, osano perciò giocare la partita del risparmio calpestando le vite dei diabetici.

 

Mai ci eravamo sentiti così soli, mai così abbandonati, mai così discriminati, al punto che diventa necessario emigrare oltre Tirreno per procurarsi le nuove cure, oppure pagarle di tasca propria. Tutto ciò è davvero immorale nonché inaccettabile.

Noi diabetici sardi intimiamo perciò di smetterla con questa gara al massacro ai nostri danni, non intendendo più essere considerati il salvadanaio personale degli amministratori nostrani.

Esigiamo la medesima dignità ed un pari accesso alle cure dei nostri fratelli diabetici del resto dell’Italia.

Cari politici, avete solo un anno scarso di tempo per attuare questa parità di trattamento, prima di essere spodestati dai centomila diabetici sardi per sempre dalla vostra morbidissima poltrona.

 

Michele Calvisi

 
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