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In riscontro all'assessore Arru PDF Stampa E-mail

Gentile Assessore Arru,

innanzitutto la ringrazio per la sua risposta alle nostre rimostranze che cerca di sopperire, al momento solo a parole, al disagio quotidiano e ahimè crescente dell'esercito di persone con diabete della Sardegna, che affollano purtroppo la nostra Associazione.

Questa risposta contiene fin troppe inesattezze per poter credere che sia stato proprio Lei il latore della stessa, visto e considerato che è anche medico.

Sono perciò assolutamente certo che si sia trattato di un ordine di scuderia impartito ad un suo collaboratore certamente a digiuno della materia diabetologica.

Vede, caro Assessore, quanti come me convivono con questa condizione ben conoscono i rischi subdoli del diabete e quale enorme importanza abbia la prevenzione delle complicanze.

Andando più nello specifico, aldilà dei sistemi di monitoraggio o dei microinfusori a cui lei fa cenno e delle "sue" rassicuranti parole che contraddicono la realtà dei fatti, certamente ricorderà, caro Assessore, di avere firmato proprio lei il 28 Dicembre 2017 il decreto n°38 di aggiornamento parziale del Prontuario Terapeutico Regionale.

Nel decreto in questione si va a limitare, a noi persone con diabete, la disponibilità in prima battuta delle migliori e più innovative insuline presenti sul mercato ad oggi, come insulina Tresiba e insulina Glargine 300, in grado di ridurre drasticamente gli episodi di ipoglicemie notturne e soprattutto diurne.

Lo sa che si tratta dell'unico caso in Italia?

Non sono certo io a dover fare i conti di quanto costi un accesso ospedaliero in caso di complicanze acute e croniche (solo il costo di ricoveri in Italia pel le ipoglicemie ammonta a 50 milioni di euro).

Ovviamente sarà a conoscenza che solo l'8% del budget sanitario nazionale è investito nel diabete e che di questa già esigua percentuale solo il 7% sia dedicato all'acquisto dei farmaci (insuline e altri ipoglicemizzanti).

Oltre il 50% del budget destinato al diabete viene speso per i ricoveri dovuti alle pesanti conseguenze del diabete (amputazioni, cecità, dialisi, ictus e infarto)*

E' per caso consapevole perciò che limitare l'accesso alle migliori terapie rappresenti una pesante discriminazione nei confronti dei nostri pari condizione del resto d'Italia e d'Europa? Sarebbe ancora peggio se ciò avvenisse per motivi di risparmio momentaneo, perché ciò sarebbe ancora più umiliante e soprattutto antieconomica in una logica di medio periodo (risparmio un euro oggi per spenderne cento domani). Ma queste solo banali considerazioni di farmaco economia, che i suoi collaboratori immaginiamo avranno già elaborato, considerando che il "suo" portafogli è sempre quello nostro, ovvero dei cittadini.

Ci auguriamo che non abbia scordato che proprio la Regione Sardegna è stata la prima in Italia a recepire nel 2009 il "Manifesto dei Diritti e dei Doveri della Persona con Diabete", documento che invitiamo a rispolverare dal cassetto e magari a rileggere.

Dopo queste considerazioni è ancora convinto che la scelta di limitare l'uso delle migliori insuline basali sia la più appropriata e quella più rispondente al nostro diritto di salute, in linea con l'altro diritto riconosciuto in Costituzione di un accesso non discriminante su base regionale alle cure?

A questo punto le farebbe onore poter cogliere una mia proposta concreta, in linea con la praticità tipica dell'Associazionismo: venga a rispondere direttamente alle persone con diabete in un incontro pubblico da tenersi qui da noi, a Sassari, il prima possibile.

Si tratterebbe di un'occasione unica per riprendersi la credibilità che in questo momento è, tra le persone con diabete, ai minimi storici.

In quell'occasione potrebbe spiegare la sua magnifica visione, in maniera tale da far ricredere le decine e decine di delusi che ogni giorno mi tempestano di telefonate denunciando i numerosi disservizi che lei, viceversa, ritiene inesistenti.

 

Sicuri di un suo celere riscontro, la saluto cordialmente anche a nome degli oltre centomila diabetici di Sardegna e dei loro familiari.

 

Michele Calvisi

 
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