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DIABETE: LA DIFFICOLTÀ DI VIVERE PATENTE DI CURA, UNA QUESTIONE… EMERGENTE Nel terzo millennio si può chiamare emergenza? Cinque morti per crisi glicemiche sono i diabetici che hanno perso la vita dalla fine del 2006 ai primi mesi del 2008 Sono solo quelli riportati dalle cronache. Presumiamo che il numero dei decessi sia drammaticamente più alto. Tre di questi decessi si sono verificati in Sardegna, il quarto nella migliore diabetologia pediatrica italiana, l’altra era una donna incinta. Un risultato disastroso perché queste morti sono state opera di un solo killer: l’ignoranza. Tutte erano evitabili, i numeri raccontano l’incapacità del sistema sanità attuale, costosissimo e intollerabile nei risultati in una nazione moderna. Più del 10% del PIL copre l’intera spesa del SSN del nostro paese. Si stima che il 5% della popolazione, 3.000.000 di persone, sia ammalata di diabete e che questo comporti una spesa pari almeno al 20% di quella complessiva del nostro SSN. Curare bene il diabete significa avere risorse economiche per le altre patologie. Significa anche direttamente far vivere meglio quel 5% di famiglie, circa 10.000.000 di persone che potranno godere degli effetti della prevenzione del diabete e le sue complicanze. Significa anche offrire ad altri 50.000.000 di italiani la possibilità di un risparmio di spesa, che adesso serve ad acquistare pezze, toppe, destinabile ad altro.
DIABETE: LA DIFFICOLTÀ DI VIVERE PATENTE DI CURA, UNA QUESTIONE… EMERGENTE Nel terzo millennio si può chiamare emergenza? Cinque morti per crisi glicemiche sono i diabetici che hanno perso la vita dalla fine del 2006 ai primi mesi del 2008 Sono solo quelli riportati dalle cronache. Presumiamo che il numero dei decessi sia drammaticamente più alto. Tre di questi decessi si sono verificati in Sardegna, il quarto nella migliore diabetologia pediatrica italiana, l’altra era una donna incinta. Un risultato disastroso perché queste morti sono state opera di un solo killer: l’ignoranza. Tutte erano evitabili, i numeri raccontano l’incapacità del sistema sanità attuale, costosissimo e intollerabile nei risultati in una nazione moderna. Più del 10% del PIL copre l’intera spesa del SSN del nostro paese. Si stima che il 5% della popolazione, 3.000.000 di persone, sia ammalata di diabete e che questo comporti una spesa pari almeno al 20% di quella complessiva del nostro SSN. Curare bene il diabete significa avere risorse economiche per le altre patologie. Significa anche direttamente far vivere meglio quel 5% di famiglie, circa 10.000.000 di persone che potranno godere degli effetti della prevenzione del diabete e le sue complicanze. Significa anche offrire ad altri 50.000.000 di italiani la possibilità di un risparmio di spesa, che adesso serve ad acquistare pezze, toppe, destinabile ad altro. La diagnosi di diabete per troppi adulti ancora oggi arriva molto tardi e solo a causa di danni individuati da specialisti come l’oculista, il cardiologo, il nefrologo. Curare i danni di queste complicanze costa a tutti i cittadini circa il 70% dell’intera spesa sostenuta per la diagnosi e la cura del diabete (cura del diabete significa: gestione quotidiana di glicemia e insulinemia, prevenzione delle complicanze, cura delle complicanze). Nella media italiana il 50% dei bambini all’esordio della diagnosi di diabete ha necessità di ricovero per gravi problemi di chetoacidosi, in Sardegna si innalza a oltre 80%. Per almeno uno di questi bambini si è intervenuti troppo tardi: è morto. Quanto vale la vita di un bambino? Quanto vale il dolore e l’angoscia di una famiglia? Quanto vale il disagio psicologico ed il dolore dei piccoli amici di questo bimbo? Numeri allarmanti e costi altissimi imputabili alla scarsa ( le morti dimostrano che è ben peggio che scarsa) conoscenza di questa patologia. Nel 2008 si corre ancora ai ripari. Cosa può riparare alla morte? Il 23 dicembre 2008 sarà il 40° compleanno della legge 833/78 con la quale si istituiva il SSN. Crediamo sia il momento di fare un check-up per avviare un radicale cambiamento, lo riconosce il ministero che, a partire dal 2007, si è posto come obiettivo la qualità e la sicurezza delle cure. Nella cura del diabete la qualità e la sicurezza sembrano essere utopie mentre l’unico evidente risultato, è la colpa di esistere del diabetico. Colpa che viene colmata solamente con risarcimenti economici a pioggia a tutti i professionisti della sanità, mai con riconoscimenti professionali agli operatori meritevoli perché evitano il verificarsi di questi disastri. Per tutti i contribuenti, oltre al danno vi è la beffa di pagare un SSN che promuove l’eutanasia preventiva. Per i diabetici, aumentano solo i disagi, le complicanze e la morte. In Italia gli esempi di chi sbaglia e paga esistono. E’ un sistema regolato da leggi precise che si pensa di inasprire in molti campi. Vogliamo che si imiti in sanità il sistema a punti per conservare la possibilità di guidare. Tutte le persone con patente di guida in caso di errore, pagano con la detrazione di punti, oltreché con risarcimento dei danni e in caso di colpa grave con il penale. Se invece sei un autista virtuoso ti vengono accreditati più punti. Chi perde tutti i punti non può più guidare un’auto ma deve dimostrare nuovamente di saper guidare in sicurezza. Questo può essere un ottimo sistema per mantenere la “patente di cura”, speriamo che taluni, avendo ottenuto il titolo di guaritore per nomina politica non blocchino questa proposta. Chiariamo, dal nostro punto di vista pediatri di libera scelta, medici di medicina generale, diabetologi pediatri e dell’adulto, diabetologie, pronto soccorso, 118, cliniche pubbliche e private, sono strutture con professionisti che per contratto si fanno carico della salute delle persone, diabetici compresi. Se ne fanno carico sia curando direttamente le persone sia organizzando le strutture. Nessuno si deve sentire esonerato dalla responsabilità rispetto a questi fatti. Solo 3 cose possono essere accadute: 1 chi doveva curare si è dimenticato come si cura il diabete; 2 chi doveva organizzare la struttura per far operare al meglio il medico e gli operatori sanitari non ha organizzato; 3 chi ha ricevuto richieste di spesa per organizzare le strutture e i professionisti non ha messo a disposizione risorse. Chi passa con il rosso per 3 volte in un incrocio - anche senza provocare incidenti - perde la possibilità di guidare e deve dimostrare nuovamente le sue capacità. Perché in campo sanitario nessuno sanziona e verifica seriamente se la patente di cura è ancora valida? Perché il paziente ed il contribuente non può sapere se si sta rivolgendo ad un medico serio e preparato che ha conservato per merito la patente di cura oppure ad un semplice ex titolare di laurea in medicina che deve recuperare i punti se vuole curare? Perché nessuno paga i danni dovuti a inadempienza contrattuale? Danni si subiscono per la diagnosi tardiva, per le complicanze e per la morte che sta diventando sempre più frequente. Perché la mala politica oltre che, i Direttori generali, i Direttori sanitari, i Direttori amministrativi, pretende di nominare anche primari, assistenti, medici, infermieri, ausiliari e quanto altro pur di avere le mani sulla salute di tutti, a prescindere dalla reale capacità professionale degli addetti? Come mai questi stessi politici non si affidano ai loro protetti per curarsi? La beffa!!! Noi tutti attraverso lo Stato e le Regioni paghiamo indistintamente il gettone sia al medico serio professionista che al laureato in medicina che ha perso tutti i punti della sua patente di cura. Una verifica seria eliminerebbe dalle corsie degli ospedali, e dalle strade dei nostri percorsi terapeutici, chi ha perso la patente di cura perché non ti sa e non ti vuole curare. L’attuale burocrazia della scelta ad occhi chiusi e soprattutto la delega alle regioni di pagare il gettone anche a chi non sa o non vuole lavorare e migliorarsi nel lavoro, promuove solamente la lottizzazione dei malati. La nostra proposta è la meritocrazia e l’istituzione di una patente di cura. I pazienti attraverso la loro scelta potranno essere i principali esaminatori e dispensatori di punti di merito che consentano di mantenere la patente di cura. Con la tessera sanitaria utilizzabile in tutto il territorio nazionale e con la possibilità di scelta libera del professionista sanitario in ogni momento e per qualunque area sanitaria, il malato di diabete (ma non solo) potrebbe premiare direttamente il medico di propria fiducia scegliendolo, mentre alla ASL di competenza spetterebbe il solo compito di pagare la prestazione, solo in un primo tempo potrebbe essere utile un limite di spesa mensile per i presidi utili nella cura delle malattie croniche. I pazienti-clienti-contribuenti devono essere informati anche delle richieste di miglioramenti della struttura nella quale vogliono curarsi. Riteniamo che gli sforzi organizzativi possano essere premiati dalla fiducia dei pazienti e possano acquistare maggiore forza anche nei confronti di chi deve erogare energie finanziarie. Insomma il paziente contribuente vuole la medicina preventiva e non vuole solo contribuire a pagare la rincorsa per mettere pezze. Una vita salvabile non può essere coperta da una pezza. Cordiali saluti Michele Calvisi |