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Commenti a "Signora Morte" PDF Stampa E-mail

A me non sembra Michele Calvisi (che ci legge in copia) abbia attribuito la responsabilità della morte della poveretta alla dr Toni. Dove lo leggi?

Il discorso mi sembra "generale".

A me non sembra Michele Calvisi (che ci legge in copia) abbia attribuito la responsabilità della morte della poveretta alla dr Toni. Dove lo leggi?

Il discorso mi sembra "generale".

 

Forse ti riferisci alla frase:

Oltre alla sincera disperazione del medico curante, mi chiedo quale servizio di diabetologia come e che tipo di formazione è stata fatta a questa ragazza ed alla sua famiglia?

 

Bè, qualche dubbio resta: ammesso e non concesso che la Rundolph avesse consigliato i genitori di sospendere l'insulina (cosa di cui dubito) è possibile che l'abbiano assecondata dopo che era stato loro detto CON CHIAREZZA che senza insulina si muore? che il diabete è INGUARIBILE?

Per 14 giorni non hanno mai provato la glicemia alla figlia? Non le avevano spiegato che l'insulina si prova 6 volte al giorno? Che esista il coma chetoacidosico???

Non avranno, come al solito, minimizzato con la scusa di "non spaventare"? Non ci sarà stata la solita frase" il diabete non è granchè, è facilmente curabile, la sua vita sarà normale"??

Pur comprendendo il "perchè" di certe affermazioni, siamo certi che facciano il "bene" del paziente?

E soprattutto CHE RAPPORTO UMANO AVEVANO QUEI GENITORI CON LA DIABETOLOGA???

Non direi di fiducia....altrimenti al peggiorare delle condizioni della figlia avrebbero chiamato lei e non la Rundolph...

 

Questi dubbi concedili a Michele....e non solo.

Qui le cose non hanno funzionato: indubbiamente NESSUNO si è accorto dello stato di prostrazione dei familiari.

 

Se credi, discutine direttamente con Michele.

 

ciao

Daniela

 

Arrighi Arrigo ha scritto:

Ciao,

chiedo di intervenire per l'articolo- inserito su questo portale-:  Avanti, Signora Morte.

La dr.ssa che curava la ragazza è una mia parente e opera al Meyer di Firenze.

Chi la conosce sa di quale professionalità e umanità è dotata.

Mi sembra un tantino scorretto, senza conoscere bene i fatti, voler attribuire responsabilità alla dottoressa in questione.

Posso dire con certezza che ha passato due giorni e due notti senza tornare a casa  per restare al capezzale della ragazza arrivata in coma.

Il problema è che ci sono alcuni soggetti- e questo può essere naturale all'inizio- che non accettano la malattia, ma quello che è più grave che alcuni genitori possono

cadere nelle mani di persone senza scrupoli pur di vedere assecondati i desideri di guarigione da parte dei propri figli.

Sono pronto a inviare ulteriori testimonianze o addirittura un messaggio della diretta interessata, cioè la dottoressa che ha fatto la diagnosi alla ragazza, che le ha indicato

il percorso da seguire nella vita da diabetica, e quando è arrivata in coma ha fatto di tutto per salvarla.

Mi sembra molto ingeneroso l'articolo in questione.

Arrigo Arrighi. 

Moderatore del Forum per la celiachia

 

Michele Calvisi prova a rispondere,

ho circa 68 anni, 38 da diabetico, 10 da responsabile dell’ADMS. Ancora oggi sto rientrando da un giro ad ostacoli incredibile, ad un bambino di tre anni non vengono forniti gli aghi anti dolore perché costano più degli altri.

Un ragazzo di 18 anni viene licenziato dal posto di lavoro quando scoprono che è diabetico.

Un signore è diventato cieco e si accontenta della visita del presidente dell’ADMS per sfogare la sua indignazione e la sua grande difficoltà per continuare a  vivere.

Il 20 maggio 2008 una signora di 36 anni muore di ipoglicemia.

Un 118 chiamato ad assistere un ragazzo diabetico in ipoglicemia, vedendolo irrequieto chiame il 113 che mete i ferri al ragazzo perché troppo agitato, come, devi morire ma controlla la reazione involontaria muscolare altrimenti saranno guai.

Interpretatemi come volete, ma intendo reagire a questa situazione di degrado creato e voluto, secondo il mio parere, da anni da un sistema sanitario incapace di curare corpo e anima dei diabetici.

Ancora oggi l’approccio alla cura della malattia cronica del diabete è semplicemente fasulla. Fatemelo ribadire troppa ignoranza, che è il vero killer.

È una constatazione dei fatti, senza che nessuno si senta offeso, mi spiegate perché un mondo di diabetici è sempre in un continuo viaggio della speranza? Anche da quelle che credevamo le migliori diabetologie?

Per favore, non fatemi esempi di persone con il diabete che hanno superato ed affrontato in maniera eccellente le difficoltà, perché anche io sono uno di questi, ma a che prezzo?  Negli anni 70/80 era vietato correre, mangiare era tutto vietato, qualcuno ricorderà lo slogan “vietato-vietare”  applicando questo principio, e contro il parere di tutto il mondo sanitario e scientifico, che mi aveva creato anche difficoltà in famiglia, mangiavo e correvo non meno di 2-3 ore al giorno, nascondendo la malattia per correre le maratone, il giro dell’Umbria, ho lavorato come autotrenista perchè titolare di patente pubblica, si partiva alle 2 del mattino e si rientrava alle 24 tutti i giorni. 

Tutto questo grazie all’intelligenza di un medico, che con pazienza e professionalità, però la dose più alta era l’umanità. Mi spiego cosa era l’insulina, si faceva una sola iniezione al giorno di 40 unità e occorreva mezzora per l’iniezione perchè bisognava bollire la siringa e affilare l’ago con la limetta. Il viaggio era continuo dall’ipo all’iper.

Mi incoraggiò a praticare l’attività motoria e ad alimentarmi per la necessità del mio organismo.

Andai via dalla diabetologia, che lo ricordo era universitaria, e applicai i consigli del medico di campagna. È stata la mia fortuna.

È ancora oggi cosi?

La mia grande preoccupazione, nonostante  gli anni di esperienza, la ricerca, le stra- maledette linee guida, sempre e solo scientifiche, le persone non contano, le diete, una bufala moderna, rivedo sempre il passato che si ripresenta in veste attuale.

La vita della stragrande maggioranza delle persone con diabete e frastagliata da sempre più gravi complicanze e troppo spesso dalla morte incompressibile.

Sono ormai certo, senza fare lezione a nessuno che, si esce solo, da questo giro infernale, con la vera assistenza integrata, che deve assolutamente prevedere un coordinatore regionale, ed un numero verde di consenter. Con la reale formazione di tutti i responsabili della sanità, dall’ultimo degli infermieri al primo dei primari, con il reale coinvolgimento di tutti i settori sociali, delle scuole, della vita nelle carceri, delle aziende per il lavoro e dell’ottenimento della patente.

La vera presa in carico, discreta e coinvolgente della persona e della famiglia.

Infine, nel mio lavoro di volontario, mi capita spesso di dover assistere persone di livello culturale alto e persone considerate da molti le ultime, lo scarto dell’umanità.

In questo mio ruolo, vi assicuro duro e difficile, mi capita spesso di essere frainteso e di evidenziare i fatti con molta durezza, credo di essere fortunato anche in questo, la difesa degli ultimi qualunque sia il costo,  con chi rimane e con chi è forte il dialogo, la pazienza e l’intelligenza, creano di sicuro le occasioni per i chiarimenti.  

Un cordiale saluto Michele Calvisi

 
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